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L'olivo: storia, cultura, tradizione.
L'olivo da sempre ha segnato ed accompagnato la vita delle
società occidentali. In Sardegna la presenza dell'olivo
si perde nel tempo, molto probabilmente esso fu introdotto nell'isola dai
Fenici, ciò è dimostrato da alcuni ritrovamenti archeologici,
in particolare di antiche vasche di ammostamento dell'olio.
Un vero e proprio valore economico e produttivo, tuttavia, secondo gli
storici non si ebbe fino al XVI secolo. In varie sessioni della giunta di Sassari
per gli Ulivi tenute in seguito al R. Viglietto, 15/02/1773, si cita testualmente:
"La piantagione degli ulivi poteva dirsi riuscita soltanto in Sassari, Bosa,
Cuglieri ed Oristano; in Alghero si cominciava, in Sorso vi erano solamente due
oliveti, uno ad Ittiri, uno a Muros, uno a Nuoro e altrove nulla".
In alcune carte dell'archivio di Sassari si legge che "nel 1822 dentro la
città il numero dei molini per l'olio superava il numero di ottanta".
Mentre l'Angius annotava nel 1848 numero 136 molini per olio tra dentro e fuori la città.
Lo sviluppo delle superfici olivetate in Sardegna ha una disposizione tipica
attorno ai centri urbani, questo così come risulta dai documenti e dagli
studi già citati permetteva ai zappatori, come viene citato nei testi, di non
percorrere lunghe distanze per recarsi al posto di lavoro
e inoltre di recarsi tardi al podere.
In Sardegna attualmente abbiamo 37680 ettari coltivati ad olivo, con una produzione
media di circa 700.000 quintali di olive che vengono lavorate dai circa 100 frantoi
privati e i 18 cooperativi.
Per concludere si può notare che, con il passare dei secoli,
il valore del prodotto olio rimane immutato, anche se sul mercato sono apparsi
innumerevoli e diversi prodotti alternativi o presunti tali. La richiesta
di olio d'oliva aumenta di anno in anno a riconoscimento delle particolari
peculiarità di questo prodotto naturale che potrebbe rappresentare,
volendo, una nuova via di sviluppo, occupazione e reddito per Ittiri e
la Sardegna.

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