Pietra



Ittiri da sempre ha fatto largo uso di trachite e basalto, ciò è dimostrato dai vari riferimenti storici e le strutture abitative chiaramente lo testimoniano. Senza dubbio possiamo affermare che l'utilizzo ai fini non solo costruttivi, ma anche decorativi delle pietre basaltiche ebbe un particolare sviluppo tra la seconda metà del secolo XIX ed i primi decenni dell'attuale secolo. Basolati, marciapiedi, facciate, monumenti, cappelle funerarie e così via erano e sono tuttora godibili per la loro particolare e inalterata bellezza. Splendidi lavori di arte e simmetria svolti da artigiani quasi sempre sconosciuti ed oggi così poco imitati. E' questo uno degli attuali problemi del settore: la quasi totale scomparsa di un mestiere, o se vogliamo di un'arte; i pochi artigiani che attualmente operano grazie ad una rinnovata attenzione verso la trachite e le sue qualità, lo fanno tra mille problemi, primo tra tutti la possibilità di reperire la materia prima in quantità sufficienti, tali da poter garantire qualità e conformità di colori e sfumature. L'apertura di cave che permettano l'estrazione delle trachiti è stato ed è ancora motivo di discussione tra amministratori ed artigiani.

Trachiti e ignimbriti.

Ad eccezione dei depositi alluvionali recenti, formati da calcari organogeni e calcareniti, di andesiti, basalti e prodotti di attività vulcanica sottomarina, tutti i terreni presenti nella zona di Ittiri appartengono al grande complesso vulcanico del Miocene, definito come "serie ignimbritica inferiore", di cui si conosce qualche traccia nel Sud-Est dell'isola (regione di Sant'Antioco ed Inglesiente). Si tratta di un accatastamento molto spesso, (più di 500 metri) di banchi vulcanici di potenza molto variabile, più o meno induriti. Antichi autori facevano una distinzione tra i banchi teneri, detti pomici, di colore generalmente chiaro, e i banchi duri, detti trachiti, di colore da rosato a rosso o bruno. Studi recenti hanno dimostrato che tutte queste rocce hanno un'origine comune. Si tratta di ignimbriti, ovvero di prodotti depositati da fenomeni vulcanici brutali del tipo nube ardente. Le differenze di coesione dei vari banchi sono dovute ad una saldatura più o meno spinta degli elementi mineralogici che compongono la roccia, saldatura la cui intensità è regolata delle condizioni di messa in posto della lava (temperatura iniziale, velocità di spandimento, natura e stato del substrato, etc.). Le trachiti e le ignimbriti, presenti nell'area di Ittiri, sono generalmente di colore grigio, ma possono essere rosse, rosate, a volte biancastre e a grana fine. Mineralogicamente si compongono di ortoclasio, poco quarzo (meno del 10%), con piccole quantità di minerali scuri, come egirina, augite, biotite.
Si ringrazia per la generosa collaborazione l'artista Mario Nieddu, direttore della Biennale della Trachite.